Sono 50 milioni nel mondo gli sfollati interni. Tra questi 45 sono causati dalle guerre, 5 da calamità naturali. Lo ha detto il cardinale Michael Czerny, sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, durante la conferenza stampa di presentazione del messaggio del Papa per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che sarà celebrata domenica 27 settembre sul tema: “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire”. “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare”. Il messaggio punta i riflettori su un fenomeno che – come scrive Francesco – costituisce “un dramma spesso invisibile, che la crisi mondiale causata dalla pandemia COVID-19 ha esasperato”.

“Gli sfollati interni, abbandonando la loro casa e i luoghi familiari, vivono sradicati dal loro Stato di provenienza – ha notato infatti Czerny – tra compatrioti che possono rifiutarli o emarginarli”. Sono “cittadini sulla carta”, ha denunciato il porporato: “Non vengono considerati, anche se hanno molto da offrire; richiedono la nostra attenzione e la nostra responsabilità, ma qualcun altro ha altre priorità”. E a proposito di priorità, padre Fabio Baggio, sottosegretario della sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, ha fatto appello affinché le risorse del mondo, che sono un patrimonio di tutti gli esseri umani, vengano condivise in modo più equo, cioè “in modo che nessuno – profugo o sfollato, migrante o rifugiato – rimanga escluso”.

Nel messaggio il Pontefice collega le due emergenze, Covid e sfollati. “La crisi che stiamo affrontando non ci faccia dimenticare tante altre emergenze che portano con sé i patimenti di molte persone – scrive infatti – Alla luce dei tragici eventi che hanno segnato il 2020, estendo questo Messaggio, dedicato agli sfollati interni, a tutti coloro che si sono trovati a vivere e tuttora vivono esperienze di precarietà, di abbandono, di emarginazione e di rifiuto a causa del COVID-19”. Padre Baggio ha notato: “Papa Francesco ci invita a comprendere la nostra precarietà di questi giorni come una condizione costante della vita degli sfollati”.