Un Paese “immenso e pieno di vita”, il secondo polmone del pianeta dopo l’Amazzonia grazie all’estensione della sua foresta tropicale, che viene avidamente saccheggiata. Un Paese dalle immense risorse naturali, “colpito dalla violenza come da un pugno nello stomaco”, che “sembra da tempo senza respiro”. Papa Francesco ha lanciato il suo primo messaggio alla Repubblica Democratica del Congo e a tutta l’Africa.

“Dopo quello politico – ha affermato Francesco – si è scatenato un colonialismo economico, altrettanto schiavizzante”. È un colonialismo più subdolo e meno appariscente, che svuota di libertà e autodeterminazione i popoli africani. In Congo “si è giunti al paradosso che i frutti della sua terra” rendono il Paese “straniero” ai suoi abitanti. Perché “il veleno dell’avidità ha reso i suoi diamanti insanguinati. È un dramma davanti al quale il mondo economicamente più progredito chiude spesso gli occhi, le orecchie e la bocca”.

Francesco ha voluto venire fino a qui per abbracciare questo popolo provato dai conflitti e dalla povertà per far sì che apriamo gli occhi, le orecchie e la bocca, ricordandoci dei conflitti dimenticati che compongono i pezzi sempre più grandi della Terza guerra mondiale e gli esiti di un sistema economico-finanziario che “uccide” perché al centro non ha l’uomo ma il dio denaro. “Questo Paese e questo Continente – ha detto il Papa nel suo primo discorso a Kinshasa – meritano di essere rispettati e ascoltati, meritano spazio e attenzione: giù le mani dalla Repubblica Democratica del Congo, giù le mani dall’Africa! Basta soffocare l’Africa: non è una miniera da sfruttare o un suolo da saccheggiare”.

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