La collana dei Rapporti dedicati alle principali comunità di cittadini non comunitari presenti in Italia è composta da 16 monografie, ciascuna focalizzata su una specifica nazionalità: albanese, bangladese, cinese, ecuadoriana, egiziana, filippina, indiana, marocchina, moldava, nigeriana, pakistana, peruviana, senegalese, srilankese, tunisina e ucraina. L’edizione 2025 vede un rinnovamento della linea editoriale, orientato a una maggiore sintesi dei contenuti e a un aggiornamento dell’impostazione grafica, con l’obiettivo di rendere le informazioni più immediate e fruibili.

Come nelle edizioni precedenti, l’analisi affronta sia i profili sociodemografici sia quelli occupazionali ed economici delle comunità considerate. Una novità rilevante di quest’anno è rappresentata dall’introduzione, in apertura di ciascun Rapporto, di un approfondimento sul mercato del lavoro e sul contesto socio-politico del Paese di origine, curato dalla World Bank. Si conferma inoltre la collaborazione con il CeSpi, responsabile dell’analisi conclusiva relativa all’inclusione finanziaria e alle rimesse.

Al 31 dicembre 2024 i cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti in Italia sono 3.810.714. La loro distribuzione territoriale vede una netta prevalenza nel Nord del Paese, dove risiede il 59,8% del totale, seguito dal Centro con il 23,1% e dal Sud e dalle Isole, che ospitano il restante 17,1%.

Le 16 nazionalità extra UE più numerose sul territorio italiano risultano confermate rispetto all’anno precedente. La comunità ucraina mantiene la prima posizione, seguita da quella marocchina e da quella albanese. Si osservano tuttavia alcune variazioni nel ranking complessivo: arretrano le comunità srilankese (dall’11° al 13° posto), senegalese (dal 12° al 14°) e moldava (dal 13° al 15°), mentre guadagnano posizioni quelle nigeriana (dal 14° all’11°) e peruviana (dal 15° al 12°).

Nel complesso, la presenza non comunitaria in Italia registra un incremento del 5,6% rispetto al 31 dicembre 2023. Gli aumenti più consistenti interessano le comunità bangladese (+16,9%), pakistana (+13,2%), tunisina (+12,8%) e nigeriana (+12,1%). Crescite rilevanti si rilevano anche per peruviani (+11,3%), egiziani (+9,4%), cinesi (+8,1%), senegalesi (+7%), srilankesi (+6,3%) e indiani (+4,3%). Le presenze albanesi risultano sostanzialmente stabili (+0,4%), così come quelle filippine (-0,4%), mentre si osserva una contrazione per le collettività moldava (-6,8%) ed ecuadoriana (-3,8%).

L’andamento delle presenze è influenzato da due fattori principali: da un lato gli ingressi, che determinano un aumento della popolazione straniera; dall’altro le acquisizioni di cittadinanza italiana, che comportano una riduzione statistica dei cittadini non comunitari, in quanto i nuovi cittadini italiani non rientrano più nel conteggio.

Nel corso del 2024 sono stati rilasciati 290.119 nuovi permessi di soggiorno, un dato in sensibile diminuzione rispetto all’anno precedente (-12,3%). La flessione interessa 10 delle 16 principali collettività ed è particolarmente accentuata per i cittadini ucraini (con un calo di circa il 54%), albanesi (-26%) e moldavi (-25,6%). Al contrario, si registrano aumenti significativi dei nuovi titoli per i cittadini srilankesi (+79,8%), tunisini (+30,1%), peruviani (+25,7%) ed ecuadoriani (+10,9%), mentre gli incrementi risultano più contenuti per senegalesi (+5,6%) e albanesi (+2,6%).

Le comunità maggiormente rappresentate tra i nuovi ingressi del 2024 sono quella bangladese, marocchina e albanese, che coprono rispettivamente il 9,7%, l’8,9% e l’8,4% del totale, seguite da egiziani (7%), pakistani (5,9%), indiani (5,8%) e tunisini (5,2%). Per oltre la metà delle nazionalità considerate (9 su 16), i motivi familiari costituiscono la principale ragione di ingresso, con un’incidenza particolarmente elevata tra i cittadini ecuadoriani (67,2%), moldavi (65,5%), albanesi (61,7%) e filippini (59,2%). La comunità indiana rappresenta l’unica con una prevalenza di ingressi per motivi di lavoro (50,6%). Per le restanti cittadinanze, la quota maggiore di nuovi permessi è legata alla richiesta o al riconoscimento di forme di protezione, particolarmente incisiva per ucraini (circa 84%), bangladesi (66,7%), pakistani (61,1%) e peruviani (55,3%).

Nel 2024 le acquisizioni di cittadinanza italiana da parte di cittadini di origine non comunitaria sono state 199.797, in lieve aumento rispetto all’anno precedente (+1,9%). Albania e Marocco rappresentano i principali Paesi di origine dei nuovi cittadini italiani, coprendo complessivamente quasi un terzo delle acquisizioni, un dato riconducibile sia alla consistenza numerica delle comunità sia al grado di stabilizzazione raggiunto. Seguono, tra le collettività analizzate, India (6,1%), Bangladesh (4,9%) e Moldova (4,6%).

La maggioranza dei cittadini non comunitari (52,8%) è titolare di un permesso di soggiorno di lungo periodo, una quota in netto calo rispetto al 59,3% dell’anno precedente, effetto diretto delle acquisizioni di cittadinanza che interessano prevalentemente chi risiede in Italia da più tempo. L’incidenza dei lungosoggiornanti è particolarmente elevata tra moldavi (83,2%), ecuadoriani (73,4%) e filippini (71,6%), mentre risulta più contenuta tra nigeriani (32%), pakistani (40,6%), bangladesi (41,7%) e ucraini (43,2%).

Nel complesso, la popolazione non comunitaria presenta un equilibrio di genere quasi perfetto: gli uomini rappresentano il 52% e le donne il 48%. Le comunità più equilibrate sotto questo profilo sono quella cinese e quella albanese, seguite da srilankese e marocchina, caratterizzate da una lunga tradizione migratoria o da un modello di migrazione di tipo familiare. La presenza femminile risulta particolarmente elevata tra gli ucraini (75%), seguiti da moldavi (68%), peruviani e filippini (57,8%) ed ecuadoriani (56,2%), riflettendo un modello migratorio incentrato sul protagonismo delle donne, spesso impiegate nei servizi domestici e di cura. Una composizione opposta si riscontra nelle comunità pakistana, bangladese, senegalese ed egiziana, con una quota maschile superiore al 70%, legata a percorsi migratori inizialmente a prevalenza maschile.

La popolazione non comunitaria si distingue inoltre per una struttura per età più giovane rispetto a quella italiana: solo il 12,2% ha più di 60 anni, contro circa il 34% della popolazione italiana. I minori sono 659.035, pari al 17,3% dei regolarmente soggiornanti, a fronte di un’incidenza inferiore al 15% tra i cittadini italiani. Tuttavia, si osserva una progressiva riduzione sia del numero di minori sia delle nascite anche tra la popolazione extra UE. La quota di minori è scesa dal 24% del 2013 al 17,3% del 2024, anche per effetto del crescente numero di acquisizioni di cittadinanza da parte di ragazze e ragazzi, mentre le nascite sono diminuite da circa 60 mila nel 2013 a circa 43 mila nel 2024.

Le differenze tra comunità restano marcate: l’incidenza dei minori è più elevata tra nigeriani, egiziani, marocchini, albanesi e tunisini, mentre è più contenuta tra moldavi, bangladesi, pakistani e filippini. A determinare tali differenze concorrono sia il livello di stabilizzazione sul territorio sia tassi di natalità differenti, particolarmente elevati nella comunità nigeriana, che registra un tasso di 24,9‰, a fronte dell’11‰ medio della popolazione non comunitaria.

La presenza non comunitaria rappresenta un elemento strutturale e sempre più rilevante del mercato del lavoro italiano, anche in relazione al progressivo invecchiamento della popolazione nazionale. Gli occupati extra UE con più di 15 anni sono 1.766.720 e costituiscono il 7,4% della popolazione lavorativa. Di questi, il 62,3% è composto da uomini e il 37,7% da donne. Nel 2024 prosegue il trend positivo dell’occupazione, con un aumento degli occupati (+6,5%), una riduzione dei disoccupati (-5,9%) e una crescita degli inattivi (+6,1%), dinamiche più accentuate tra gli uomini.

Il contributo al sistema produttivo non è omogeneo tra i settori: la presenza di lavoratori extra UE è particolarmente rilevante negli Altri servizi pubblici, sociali e alle persone (22,4%), nel settore Primario (14,9%) e nel comparto ricettivo e della ristorazione (14,7%). Le diverse comunità mostrano una marcata specializzazione settoriale, anche legata all’influenza di reti di connazionali. Gli indiani (33,5%) e i tunisini (28,2%) risultano fortemente concentrati nel Primario; pakistani (33%), cinesi (30%) e senegalesi (26,8%) nell’Industria in senso stretto; gli albanesi nell’Edilizia (29,8%); bangladesi ed egiziani nella ristorazione e nel ricettivo (32% e 29,4%). Altre comunità sono invece prevalentemente impiegate nei Servizi pubblici, sociali e alle persone, come la filippina (64,3%), l’ucraina (52%), la srilankese (47,2%), l’ecuadoriana (36%), la moldava (32,7%) e la peruviana (31,5%).

La distribuzione per qualifica professionale evidenzia una forte concentrazione dei lavoratori non comunitari in mansioni a bassa qualificazione: il 32,3% è occupato nel lavoro manuale non qualificato, contro l’8% degli italiani. Nel complesso, i cittadini extra UE rappresentano il 23,3% degli occupati in questa tipologia professionale.

Gli indicatori del mercato del lavoro mostrano differenze significative tra le diverse cittadinanze. Il tasso di occupazione, pari al 61,3% per l’insieme dei non comunitari, raggiunge i valori più elevati tra filippini (82%) ed ecuadoriani (73,8%) e i più bassi tra tunisini (43,4%) e marocchini (47%). Il tasso di disoccupazione (pari nel complesso al 10,2%, è massimo tra i pakistani (20,8%) e minimo tra i filippini (2,3%), mentre la comunità tunisina registra il più alto tasso di inattività (46,1%), a fronte del valore minimo dei filippini (16%) (per il complesso dei cittadini di Paesi Terzi è pari a 31,7%).

Le differenze osservate sono influenzate da molteplici fattori, tra cui risulta centrale il livello di partecipazione femminile al mercato del lavoro. Nel 2024 il tasso di occupazione delle donne non comunitarie è pari al 46,5%, inferiore di quasi 30 punti rispetto a quello maschile e più basso rispetto al dato femminile italiano (53,7%). Di contro, il tasso di inattività femminile raggiunge il 47%, contro il 17,2% degli uomini, mentre la disoccupazione è più elevata tra le donne (12% contro 9,1%).

Queste dinamiche variano sensibilmente tra le comunità e risentono anche di fattori sociali e culturali legati ai Paesi di origine. Le comunità filippina, peruviana, ecuadoriana, moldava e ucraina presentano una maggiore incidenza di occupazione femminile, in coerenza con percorsi migratori spesso guidati dalle donne e orientati ai servizi di cura. Elevata la partecipazione femminile al mercato del lavoro anche per la comunità cinese che si caratterizza per una migrazione di tipo familiare, con performance positive e simili tra i due generi. Al contrario, le collettività del subcontinente indiano e del Nord Africa evidenziano bassi tassi di occupazione femminile e alti livelli di inattività, che per la comunità egiziana superano il 90% e risultano prossimi o superiori all’80% per bangladesi e pakistani.

Il contributo economico della popolazione extra UE si manifesta anche attraverso l’imprenditorialità. Al 31 dicembre 2024, i titolari di imprese individuali nati in Paesi Terzi sono 392.751, pari al 13,3% del totale nazionale, un valore sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente (+0,1%). Il peso delle diverse nazionalità è eterogeneo: marocchini (14,4%), cinesi (12,7%) e albanesi (10,7%) rappresentano le quote più rilevanti, seguiti da bangladesi, pakistani ed egiziani, tutti con incidenze prossime o superiori al 5%. Residuale risulta invece la presenza filippina (0,3%). La componente maschile è largamente prevalente (77,3%), mentre le imprenditrici sono 89.263, pari al 22,7%. Principale Paese di nascita delle titolari di impresa extra UE è la Cina, da cui provengono 23.716 imprenditrici, il 26,6% del totale.

Commercio e Trasporti risultano il settore prevalente di investimento delle imprese individuali non comunitarie, con un’incidenza del 39% sul totale, seguito dall’Edilizia (24,6%). La differenziazione settoriale delle diverse nazionalità emerge anche per le imprese. Le collettività provenienti da Senegal, Marocco, Nigeria e Pakistan risultano fortemente concentrate nel Commercio e Trasporti con incidenze che variano dall’82,1% al 51,3%. L’Edilizia risulta invece prevalente per le imprese a titolarità albanese (66%), tunisina (49,3%), moldava (47,9%), egiziana (44%), ecuadoriana (41,3%) ed ucraina (32,6%). Il settore Manifatturiero vede predominare la comunità cinese, che svetta con una quota di imprese pari al 31,6%, mentre le imprese a titolarità filippina si concentrano nei Servizi alle Imprese (27,9%).