Sono in fuga da persecuzioni, guerre, violenze, violazioni dei diritti umani e catastrofi naturali. Un dato in calo per la prima volta in un decennio, con una flessione del 4% rispetto al 2024, dovuta soprattutto all’aumento dei ritorni in patria, molti dei quali avvenuti in condizioni avverse.
Crescono i rimpatri
In totale, infatti, i rimpatri hanno raggiunto uno dei livelli più elevati mai registrati, coinvolgendo poco più di 14,7 milioni di persone, con un incremento del 50% rispetto al 2024. Tuttavia, molti di questi ritorni sono avvenuti in circostanze avverse, anche a causa delle crescenti pressioni esercitate nei Paesi di asilo.
Bambini e adolescenti in cerca di protezione internazionale
Dietro questi numeri emerge un altro fattore preoccupante: quello anagrafico. Tra i rifugiati e le persone che necessitano di protezione internazionale, si stima che il 39% sia composto da bambini e adolescenti (di età compresa tra 0 e 17 anni), mentre il 50% è rappresentato da donne e ragazze. Secondo le statistiche elaborate dall’Unhcr, tra il 2018 e il 2025 sono nati oltre 2,4 milioni di bambini rifugiati, pari a circa 305 mila all’anno, senza considerare quelli nati nei Paesi in cui è possibile acquisire la cittadinanza. È l’eredità che si tramanda a quei ragazzi destinati a crescere lontano dalla propria terra in sistemazioni provvisorie che, per molti rappresentano, l’unica realtà conosciuta. La quota di minori tra gli sfollati interni è persino più alta e raggiunge il 42%, con punte del 62% in Afghanistan e del 61% in Somalia.
I Paesi con il più alto numero di sfollati
In generale, alla fine del 2025 il numero delle persone ancora sfollate all’interno del proprio Paese a causa di conflitti armati, violenze o violazioni dei diritti umani è sceso a 68,7 milioni. A livello globale, il Sudan resta il Paese con il più alto numero di persone costrette ad abbandonare le proprie abitazioni: 9,1 milioni, a causa dell’intensificarsi degli scontri scoppiati nel 2023 tra le Forze armate sudanesi (Saf) e i paramilitari delle Forze di supporto rapido (Rsf). In Siria, nonostante il perdurare della crisi umanitaria, il numero degli sfollati interni è diminuito nel corso dell’anno del 25%, attestandosi a 5,5 milioni, anche in seguito alla caduta di Bashar al-Assad nel dicembre 2024. Nella Repubblica Democratica del Congo, invece, 3,9 milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case a causa delle tensioni nelle province orientali. Altri Paesi fortemente coinvolti sono stati l’Ucraina, per la guerra in corso con la Russia; la Cambogia, in seguito agli scontri militari con la Thailandia; il Myanmar, teatro di violenze diffuse, violazioni dei diritti umani, ostilità locali e discriminazioni; Haiti, scosso dai disordini interni, dalle incursioni delle bande armate e dagli attacchi contro i civili; e il Sud Sudan, dove si intrecciano conflitti e tensioni politiche.
Crisi climatica tra le cause degli sfollamenti
Tra le principali cause di questi sfollamenti vi è anche la crisi climatica, che alimenta eventi estremi come inondazioni, tempeste e terremoti. Le persone costrette a lasciare le proprie case a causa dei disastri naturali non rientrano nelle statistiche dell’Unhcr sugli esodi forzati. Tuttavia, questi fenomeni colpiscono spesso aree già segnate da conflitti e crisi umanitarie.
Filippine: record di persone in fuga per i disastri ambientali
Secondo l’Internal Displacement Monitoring Centre (Idmc), nel corso dell’anno sono stati registrati quasi 30 milioni di nuovi sfollamenti interni dovuti a disastri naturali. Un fattore, quello climatico, che ha rappresentato il 48% di tutti i nuovi esodi registrati nel 2025. In particolare, secondo l’organizzazione, gli spostamenti legati a calamità naturali si sono concentrati soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito. In primis le Filippine, con 10,7 milioni di esodi, pari a circa un terzo del totale mondiale, seguite dal Pakistan (3 milioni) e dall’Indonesia (1,5 milioni). Tra gli altri Paesi maggiormente interessati si segnalano il Sud Sudan, colpito da gravi inondazioni; l’Afghanistan, alle prese con una serie di terremoti e alluvioni improvvise; il Myanmar, devastato dal terremoto del marzo 2025 e da successive inondazioni e tempeste; e il Sudan, colpito da forti piogge ed esondazioni.
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