A dare l’allarme sulla presenza di un’imbarcazione in difficoltà nella zona Sar maltese, in prossimità dei limiti dell’area Sar italiana, è stato un peschereccio tunisino che ha chiamato la guardia costiera di Lampedusa. L’ennesima tragedia del mare è costata la vita a due bimbi di uno e due anni non ancora compiuti. Cinque i feriti, tra cui un altro bambino e una donna ricoverata a Palermo in gravissime condizioni. 38 i migranti recuperati alcuni dei quali già soccorsi dal peschereccio. L’equipaggio a bordo del motopesca tunisino, intervenuto per primo, ha riferito di un’esplosione avvenuta a bordo dell’imbarcazione su cui è divampato un incendio. Sono tutt’ora in corso le ricerche di una donna che risulta dispersa. 

La solidarietà degli isolani

Alcuni amministratori di Lampedusa stamattina si sono recati al cimitero di Cala Pisana per portare un fiore e dire una preghiera davanti alle bare dei due piccoli migranti, un maschietto e una femminuccia, mentre la popolazione dell’isola vive con grande tristezza quanto accaduto. “Non ci abitueremo mai a queste tragedie!”, ripetono in molti. Le due salme non potranno essere sepolte a Lampedusa, per mancanza di spazi, per loro verrà cercato un posto negli altri cimiteri dell’Agrigentino.

Trasferiti oltre 400 migranti a Porto Empedocle

Sulle coste dell’isola sono proseguiti per tutta la giornata gli sbarchi per un totale di 164 migranti provenienti da Egitto, Bangladesh e Pakistan. Altri 79 sono arrivati oggi con due diversi barchini, in fuga da Costa d’Avorio, Mali e Guinea, e a bordo di un altro, 35 sub-sahariani. Date le condizioni drammatiche di sovraffollamento dell’hotspot, dopo gli ultimi sbarchi, stamattina è stato dato il via libera al trasferimento di 414 migranti. Gli ospiti della struttura che all’alba di oggi accoglieva 998 persone a fronte di una capienza massima di 350, sono stati imbarcati sul traghetto di linea Veronese che arriverà in serata a Porto Empedocle.

Monsignor Perego, a che punto siamo in tema di regolamentazione dell’immigrazione e di accoglienza in Europa?

Un passo avanti dal punto di vista europeo era avvenuto nei mesi scorsi, quando 21 Paesi hanno accettato la redistribuzione delle persone che arrivano sulle coste, soprattutto del Mediterraneo, in particolare in Spagna, Grecia e Italia. Questo era stato un passo avanti importante e anche di correzione del regolamento di Dublino che come sappiamo è un regolamento ormai messo in discussione. Un ulteriore passo in avanti c’è stato con i rifugiati ucraini dove tutti i Paesi europei se ne sono fatti carico e non soltanto quelli di frontiera come la Polonia, Romania e Moldavia, e un terzo passo avanti è stato il permesso di protezione temporanea per gli ucraini che si spera possa diventare sempre più un permesso che ritorna anche per tutti gli altri richiedenti asilo che sbarcano sulle nostre coste e non solo, quindi il permesso di protezione internazionale e il permesso di protezione sussidiaria. Questi sono segnali importanti che, se diventano strutturali e riguardano tutti i Paesi europei, possono essere un aspetto importante. Un segnale negativo rimangono invece i due accordi con la Libia e con la Turchia; questi due accordi certamente sono ancora una grave violazione nei confronti di chi richiede asilo e che non può mettersi in cammino ed essere protetto sul piano internazionale, oppure di chi si mette in cammino, come stiamo vedendo in queste ultime giornate, con quelle grosse difficoltà dei respingimenti che sono stati sicuramente almeno il doppio di coloro che sono sbarcati finora a Lampedusa, circa 76 mila, che con gli oltre 1000 morti fanno crescere ulteriormente il grado di mortalità di questa rotta, certamente segnata profondamente da tutte queste vittime in mare.

Monsignor Perego, quali sono quindi le raccomandazioni da fare anche al nuovo esecutivo in Italia?

Di continuare in una strutturazione del progetto di accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati in Italia, continuare nella costruzione di un progetto che sia diffuso su tutto il territorio, in tutti gli 8 mila Comuni, arrivando a chiudere le strutture emergenziali, come i CAS, attraverso invece delle strutture che siano più di carattere famigliare e siano inclusive all’interno di un territorio e non esclusive. Questo credo sia un passo importante che si è fermato negli ultimi anni e che deve essere assolutamente ripreso con forza e, secondo impegno, certamente un’attenzione più adeguata al discorso dei minori non accompagnati.

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