ACSE

Associazione Comboniana Servizio Emigranti e Profughi

Salto Angel, cascata nel cuore della foresta amazzonica (Stato di Bolívar)

La foresta amazzonica è il polmone verde della terra. Il suo territorio comprende parte di Brasile (la più vasta), Bolivia, Perù, Ecuador, Colombia, Venezuela, Guyana, Suriname e Guyana francese in un’area di 7,8 milioni di Kmq, nel cuore del Sudamerica. Rappresenta il 40% della superficie globale delle foreste tropicali. Attualmente si trova in pericolo: sfruttata e assoggettata ad interessi economici. È attraversata dal Rio delle Amazzoni.

La foresta contiene 60 mila specie di piante. La deforestazione illegale in Amazzonia ha raggiunto livelli record. Nel 2018 la foresta ha perso 7.900 kmq di verde, l’equivalente di 1 miliardo e 185 milioni di alberi, pari a 987.500 campi da calcio. “È preoccupante trovarsi oggi già tra il 15 e 20% di deforestazione”. È un danno per il mondo intero.

Papa Francesco a Puerto Maldonado (Perù) ha parlato di una cultura che vuole solo consumare. Terra, foreste, fiumi vengono sfruttati fino all’ultima risorsa. Avarizia, denaro e potere corrompono persone e istituzioni. Il Papa ha incoraggiato a organizzare movimenti e comunità per superare queste situazioni, affidandosi anche a Cristo.

La foresta amazzonica è un autentico gioiello della natura, unico al mondo. In essa vive il 10% di tutte le specie di animali conosciute: 3.000 specie di pesci, 400 di anfibi, 378 di rettili, 1.300 di uccelli, 427 di mammiferi. Tra gli animali meritano un ricordo speciale il giaguaro, il delfino rosa, l’anaconda, il bradipo, i piranha, oltre gli infiniti pappagalli e uccelli di vario tipo.

Mamma guajajara con figlioletto nel villaggio (Maranhao – Brasile). Il Papa in Perù, ha denunciato le schiavitù di oggi: lavorativa, sessuale ed economica. Ha esortato a non “normalizzare la violenza verso le donne, a non girarsi dall’altra parte, sostenendo una cultura maschilista che non accetta il ruolo di protagonista della donna”. In alcune regioni dell’Amazzonia il 90% degli indigeni uccisi sono state donne.

Una casa galleggiante. Il Rio delle Amazzoni nasce in Perù (Arequipa), attraversa Perù, Colombia e Brasile e termina nell’Oceano Atlantico. È il fiume più lungo del mondo (6.992 km) con una larghezza massima di 48 km. e rilascia ogni anno il 20% di acqua dolce del mondo. Sfociano in esso 10.000 fiumi “È come una arteria del continente e del mondo, scorre come vene della flora e della fauna del territorio, come sorgente dei suoi popoli, delle sue culture e delle sue espressioni spirituali”.

Uno degli ultimi flagelli sono i cercatori d’oro, avventurieri senza scrupoli, che inquinano le acque di mercurio, distruggono i villaggi, uccidono persone per avere campo libero nella ricerca. Ad essi si aggiungono le imprese di estrazioni illegali, soprattutto quelle del ferro, che inquinano e devastano ogni vita. “Dobbiamo rompere il paradigma che considera l’Amazzonia come una dispensa inesauribile degli Stati senza tener conto dei suoi abitanti” (Papa Francesco).

“I rituali e le cerimonie indigene sono essenziali per la salute integrale. Creano armonia ed equilibrio tra gli esseri umani e il cosmo. Proteggono la vita dai mali. Aiutano a curare le malattie che danneggiano l’ambiente, la vita umana e altri esseri viventi” (cfr IL 87). I momenti significativi del villaggio (festa del mais, della mietitura, dell’iniziazione, ecc.) sono celebrati con feste, come la “corsa del tronco” (anche 100 kg) a cui partecipano uomini e donne dai 15 ai 55 anni. Oltre che prova di resistenza, la “corsa” rafforza il vincolo di unione di tutto il villaggio.

Manifestazione di protesta. Una delle tante manifestazioni di protesta degli indios. In questo caso sono gli indios Guajajara. Le ragioni sono molteplici: criminalizzazione e assassinio di leader e difensori del territorio, appropriazione e privatizzazione di beni naturali, come l’acqua, concessioni di disboscamento illegali, caccia e pesca predatorie, inquinamenti provocati dall’industria estrattiva, la difesa della terra contro spostamenti forzati della popolazione, la violenza contro le donne, il traffico di essere umani, il narcotraffico.

Ezechiele Ramin, missionario comboniano, è stato ucciso in Amazzonia nel 1985, mentre era impegnato a difendere i diritti delle comunità senza terra. La difesa della terra non è che difesa della vita. 200 vescovi brasiliani hanno chiesto al Papa di sceglierlo come patrono del Sinodo per la Regione Panamazzonica. “Solo con la giustizia la terra sarà luogo di vita e di pace per tutti” (Ramin).

Un’ILVA brasiliana. Da trent’anni la comunità Piquià de Baixo ha sofferto violazioni socio-ambientali provocate da 5 industrie siderurgiche. Con grande sofferenza e determinazione è riuscita a dislocarsi altrove. La Vale è la seconda compagnia mineraria più grande del mondo ed opera in 38 paesi. Estrae il minerale di ferro nell’Amazonia e lo trasforma anche in ghisa. Purtroppo non garantisce la salute e il sostentamento delle persone.

Cerimonia del “dare il nome” al bambino. La maggior parte della popolazione vive in comunità non molto numerose, normalmente lungo i fiumi (altre persone vivono in foresta). Coltivano manioca, patate dolci, fagioli. Hanno una grande varietà di frutta e verdura. Inoltre pescano e cacciano. Il senso della famiglia è molto radicato e forte. Si trasmettono valori culturali come l’amore per la terra, solidarietà, reciprocità, vivere il presente, lavoro comunitario, ecc. 

ATTENZIONE

 La sede ACSE ha ripreso da settembre le sue attività

Il corso di inglese partirà martedì 20 ottobre.

  • Lo SPORTELLO ORIENTAMENTO AL LAVORO è temporaneamente sospeso in presenza, proseguirà il servizio in modalità DA REMOTO. INDIRIZZO:  acse.claudio@gmail.com

  • L’ambulatorio odontoiatrico è operativo su prenotazione.
  • I corsi di italiano sono iniziati il 5 ottobre.
  • Le iscrizioni al corso di informatica sono ogni giovedì. Il corso inizierà a novembre.
  • Il servizio alimentare ha ripreso il servizio ogni giovedì pomeriggio.

A tutti gli utenti è richiesto di osservare le indicazioni per garantire la sicurezza sanitaria

 

SEGRETERIA ACSE: segreteria.acse@gmail.com – 06/6791669

Un gesto di solidarietà

Dona il tuo 5x 1000 all’Acse. Diventerà un aiuto ai migranti che utilizzeranno i servizi dell’ambulatorio odontoiatrico, i corsi di italiano, inglese e informatica e potranno avere i viveri per le loro famiglie.

Il nostro Codice fiscale  96309310587

 

L’Acse ha aperto un nuovo conto  presso la BANCA ETICA (filiale di Roma).

Il nuovo IBAN IT 46 Y05018 03200 0000 1694 4191.

Buoni spesa, moduli per richiesta presso edicole convenzionate

Per supportare i cittadini nella richiesta del buono spesa per l’acquisto dei generi alimentari di prima necessità, Roma Capitale ha stretto un accordo con circa 100 edicole sul territorio capitolino in cui sarà possibile ritirare e consegnare i moduli per ottenere i ticket.

 

Chi non è in possesso di strumenti tecnologici o capacità informatiche può quindi rivolgersi alle edicole convenzionate di zona.

Qui nel X Municipio hanno aderito le edicole seguenti:

 
VIA DELLE CANARIE 15                       h. 5.30/13.30 – 15.30/19
VIA CARLO DEL GRECO                      h. 6.30/13.00 -15.00/18.30
VIALE VASCO DE GAMA 49                  h. 06.00/13.00
VIA DEGLI ALDROBRANDINI 3D            h.5.30/13.00 – 16.00/18.30
 
Per maggiori dettagli questo il link di riferimento:
 
Sperando non vi debbano servire, ma nel caso conosceste qualche famiglia bisognosa,
potrete dare loro le indicazioni necessarie.

In questo periodo di pandemia abbiamo bisogno della tua solidarietà per garantire i servizi che l’Acse svolge a favore dei migranti. Basta poco se dato da molti. Vedi nel Sito i nostri Servizi. Grazie.

IBAN BANCA ETICA: IT 46 Y 05018 03200 0000 1694 4191

IBAN CREDIT AGRICOLE: IT 35 B 06230 03242 0000 3002 1587

VERSAMENTO POSTALE conto Corrente Postale n. 65180002 intestato a A.C.S.E. – Associazione Comboniana Servizio Emigranti e Profughi Onlus

10 ottobre
San DANIELE COMBONI

Khartum, la sera del 10 ottobre 1881: stremato dalle febbri, Daniele Comboni muore a soli 50 anni. Con lui, ai bordi del deserto del Sudan, sembra svanire per sempre il sogno della missione dell’Africa Centrale.

Nato a Limone sul Garda (BS) il 15  marzo 1831, Daniele si apre all’ideale missionario nell’Istituto di Don Mazza a Verona.

Il 31 dicembre 1854 è ordinato sacerdote e tre anni dopo parte per l’Africa, assieme ad altri allievi mazziani. L’impresa si rivela un fallimento, ma la Nigrizia ha preso ormai il cuore di Daniele che, tornato in patria, pone le basi per il suo progetto missionario.

Raccolto in preghiera davanti alla tomba di San Pietro a Roma, nel 1864 Comboni concepisce un piano e nuove strategie per la “rigenerazione dell’Africa”. Crede che si debba “salvare l’Africa con l’Africa”. Naturalmente con la collaborazione di tutte le forze vive della Chiesa.

Gira l’Italia e i principali paesi europei per convincere tutti che è giunta l’ora dell’Africa. Non ottiene grossi risultati. Molti lo credono un illuso. Per avere missionari, Comboni è costretto a fondare due Istituti di uomini e donne disposti a dare la vita per la Nigrizia.

Con i primi seguaci si avventura in viaggi estenuanti verso il cuore del continente nero. Molti dei suoi gli cadono accanto, vinti dalle febbri tropicali. Ma lui resiste, sicuro che la sua opera non morirà, perché affidata al Cuore di Cristo, che ha sacrificato se stesso anche per la salvezza degli africani.

Lotta contro il traffico degli schiavi in mezzo a sanguinosi conflitti ed egoismi scatenati. Spinge i bianchi  a credere totalmente nei neri e i neri ad aver fiducia in se stessi, quali protagonisti ed artefici del proprio avvenire.

Al Papa e ai Vescovi riuniti nel Concilio Vaticano I, Comboni lancia un appello per un intervento mondiale a favore dell’Africa. Nominato Vescovo, torna in Sudan, dove ha lasciato il  suo cuore. Padre e fratello degli africani, Daniele fa causa comune con loro, e per loro si consuma, fedele al suo motto “O Nigrizia o morte”.

Le giovani chiese sudanesi nate dalla sua morte lo considerano il loro rifondatore dei tempi moderni e chiedono di venerarlo come il loro santo.

L’ideale  apostolico di Daniele Comboni rivive oggi nei due Istituti da lui fondati, i Missionari Comboniani  e le Suore Missionarie  Comboniane (Pie Madri della Nigrizia), e nelle Missionarie Secolari Comboniane e nei Laici Missionari Comboniani sorti in epoca recente: in tutto oltre 4.000 uomini e donne consacrati all’animazione missionaria e  all’evangelizzazione dei più poveri e abbandonati  in  una  quarantina  di  paesi  d’Africa,  delle  Americhe,  dell’Asia  e  dell’Europa. “Lavorano in Nigrizia come lui, ma anche in altre e nuove “Nigrizie”, africane e no, del nostro tempo. Tra la gente impegnata ad autorigenerarsi, com’è avvenuto in Sudan e per liberarsi dai negrieri di nuova specie. Dovunque il comboniano porta il semplice coraggio di fronte alle croci, la totale fiducia in Dio e l’Amore per l’uomo: i chiari connotati di Daniele Comboni, evangelizzatore e profeta”.

A questi 4.000 missionari si deve aggiungere  il notevole numero di parenti e amici, sostenitori e zelatori, che mutuano da Comboni l’amore e l’interesse per le missioni. Tutti assieme formano quel movimento missionario con la partecipazione attiva dei laici, che Comboni stesso aveva sognato e in parte realizzato durante la sua vita.

Venanzio Milani

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ad offrire le loro mani per servire e i loro cuori per amare.

Non importa quanto si dà, ma quanto amore si mette nel dare.” 

Servizio alimentare

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Progetto 3

“Urge un cambio di atteggiamento, per superare l’indifferenza e anteporre ai timori un generoso atteggiamento di accoglienza verso coloro che bussano alle nostre porte”

SIAMO QUI – di Fabrizio Colombo

Sede dell’ACSE in Via del Buon Consiglio 19 – ROMA

Messaggio di papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato (27 settembre 2020)

Il nostro staff

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Presidente

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Vicepresidente

Gianfranco Caporossi

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Direttore

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Consigliere

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Domenica: Chiuso

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