Roma – Nel nostro Paese l’aiuto di familiari e amici in Italia rappresentano ancora la prima forma di accoglienza dei rifugiati in fuga dal conflitto in Ucraina. Nel frattempo, il flusso di arrivi verso le nazioni europee, Italia compresa, inizia a calare. A confermarlo è il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese: «Si registra un rallentamento del ritmo di arrivi di profughi ucraini verso l’Italia e verso gli altri Paesi – ha detto ieri in un’audizione davanti al Comitato parlamentare su Schengen e Immigrazione -. In Europa si è passati da 200mila a inizio crisi a 40-50 mila negli ultimi giorni». In Italia sono 76.847 gli ingressi registrati (1.732 in più del giorno prima): 39.617 donne, 7.435 uomini e 29.795 minori. Fra questi, 8.455 sono già inseriti nelle scuole, «ma se arrivano altri studenti – avverte il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi – sarà necessario prevedere nuove risorse con fondi europei». Le principali destinazioni restano Milano, Roma, Napoli e Bologna, dove la maggior parte delle persone viene ospitata da familiari e conoscenti. Solo 5.600 sono nelle strutture dei circuiti Cas (5.300) e Sai (299).
È una quota pari appena al 7% del totale. Per l’accoglienza, l’assistenza sanitaria e altri sostegni, il governo ha previsto fondi per 458 milioni, che finanzieranno pure un assegno mensile di 300 euro a persona (più 150 a minore) per tre mesi, per la sistemazione abitativa autonoma di chi ne farà richiesta. Dopo il Dpcm firmato dal premier Mario Draghi, il permesso di soggiorno verrà concesso «ai profughi ucraini, ad apolidi e a cittadini di Paesi terzi che beneficiano di protezione internazionale in Ucraina». Al momento, le domande di protezione sono «750», dato che «riflette la speranza di rientrare in patria dopo il termine delle ostilità».

I minori non accompagnati. Finora sono 475, 244 femmine e 231 maschi. Solo 38 hanno fra zero e 5 anni, altri 266 fra 7 e 14 anni e il resto da 15 a 17. Fra loro, «344 si trovano in famiglie autorizzate dal Tribunale per i minorenni e 94 in altre strutture autorizzate». Le presenze più numerose sono in Toscana (96 minori), Veneto (78), Lombardia (67), Emilia Romagna (48) e Piemonte (39).
La legge italiana «non consente di considerare familiari e amici come tutori» e «bisogna fare ricorso al Tribunale per i minorenni, perché riconosca la persona che accompagna il minore».