Con i giovani abbiamo iniziato un giorno a recitare, come se fosse “un teatro scope”.

Un missionario componeva con tanta forza e simpatia dei copioni scritti in lingua lingala, di eventi biblici, particolarmente del Nuovo Testamento. La storia di Maria di Nazareth, la Passione di Gesù, la sua morte, il giudizio degli uomini africani su questa morte e altro ancora.

Abbiamo realizzato anche la vita della Beata Anwarite Nengapeta e di San Daniele Comboni.

Erano “teatri realizzati come il cinema scope”, perché si proiettava un fascio di luce potente su una scena biblica rappresentata, nel buio più completo, intercalata da canti e danze. Veniva benissimo!

Avevamo bisogno di 3-4 mesi per realizzare uno spettacolo teatrale dal vivo. C’erano prove su prove, più volte alla settimana nei pomeriggi caldi e soleggiati. Ogni attore o attrice doveva imparare bene a memoria la sua parte, realizzandola in modo naturale, come se fosse dal vivo. E poi la preparazione degli abiti e altre cose necessarie per le diverse scene della rappresentazione.

Il teatro biblico deve essere recitato con il cuore, deve uscire proprio dal cuore dell’attore/attrice, che si immedesima nella situazione che rappresenta, come se la vivesse in prima persona.

La vigilia di Natale, si fece tutta la rappresentazione della vita di Maria, partendo dall’evento dell’Annunciazione dell’angelo Gabriele, alla visita alla cugina Elisabetta, al rientro di Maria a casa nella sua Nazareth, i dubbi del suo sposo Giuseppe, il viaggio verso Betlemme, le difficoltà nell’essere non accolti per la notte…. E si arrivava a mezzanotte quando davvero nasceva Gesù, rappresentato dall’ultimo neonato, nato nel giorno stesso o nei giorni precedenti.

Lo spettacolo teatrale si svolgeva in chiesa, che era grande, spaziosa, luminosa. Quando si spegnevano le luci scendeva un grande silenzio tra la gente presente. Con un grosso faro veniva illuminata la scena da rappresentare, momento per momento. Il faro di luce si proiettava su un muro di assi, dove scorrevano i vari attori che venivano illuminati dal flusso della luce. Davvero sembrava un cinema scope, come nei tempi passati. Oppure un’opera di Caravaggio.

Ci volevano molte prove prima di riuscire ad essere perfetti nella recitazione sotto una luce potente, che ti accecava gli occhi. La rappresentazione dal vivo della storia di Maria fu un successo strepitoso, durò circa tre ore, a cui seguì la Messa della notte del Natale, con tanti battesimi di persone adulte.

Il successo ottenuto, ci diede coraggio per rappresentare altri eventi evangelici. Era davvero un lavoraccio, tanta fatica e tanta gioia nello stesso tempo. I ragazzi e le ragazze erano attori nati. Alcuni erano davvero favolosi.

Il Venerdì Santo si rappresentava “la matanga”, cioè il giudizio sulla morte di Gesù, secondo lo stile tradizionale dei Mayogo, l’etnia che viveva nei dintorni della nostra missione. Dottori, sapienti, saggi, anziani, discutevano sulle cause della morte di Gesù, come si faceva nel loro mondo ancestrale, ma poi qui si alternavano canti, danze, preghiere, letture bibliche, poiché era una veglia di lutto su Gesù morto, da un punto di vista cristiano. La matanga durava diverse ore nella notte di venerdì, a volte fino al mattino presto del sabato santo. Era una vera notte di veglia accanto a Gesù morto, veglia che si svolgeva insieme a Maria sua Madre.

Quante cose ho imparato da questi eventi sulla tradizione ancestrale dei Mayogo e degli Azande.

Ho imparato tanto: i giovani africani sono molto dotati per le arti, tutte le arti. Hanno una memoria formidabile, sanno impostare una mimica eccezionale, sanno davvero recitare. Però per noi e per i nostri Giovani della Luce, era evangelizzazione allo stato puro. L’annuncio del Kerigma di Gesù.

Uno stuolo di ragazzi e ragazze si sono formati in modo solido alla vita cristiana, attraverso il teatro del Vangelo. Evangelizzavamo gli adulti e gli anziani, oltre che per la gioia di tanti bambini che non avrebbero mai più dimenticato le scene del Vangelo viste dal vivo.

Sr. Maria Rosa Venturelli