Sono quasi due anni che sto facendo una importante ricerca che sta aprendo una porta su tumori enigmatici. Ho osservato in Uganda dei devastanti tumori della bocca nei bambini e giovani adulti.
Tumori di cui non si sa nulla o molto poco. Studiando questi tumori mi rendo conto che sono molto diffusi in tutto il mondo povero dall’Asia, passando per l’Africa equatoriale all’America Latina mentre nei Paesi ricchi sono estremamente rari o assenti. Con l’aiuto dell’Istituto nazionale tumori Regina Elena IFO di Roma, studiando attentamente l’argomento ma soprattutto basandomi sulle mie osservazioni (all’inizio cercavo in Uganda particolari fattori ambientali), arriviamo ad ipotizzare che un terribile virus molto simile all’ebola che infetta attraverso topi, pipistrelli e serpenti possa generare questi tumori.

Nel dicembre 2019, alla Sapienza in una conferenza spiego la mia teoria lasciando a bocca aperta gli uditori e a febbraio 2020 pubblico a firma mia, Istituto Naz. Tumori, La Sapienza di Roma, la Statale di Milano e IDI un articolo  che appare sulla rivista del Regina Elena e che ha un alto impatto scientifico. Si tratta ora di confermare attraverso la biologia molecolare la mia ipotesi. A noi si aggrega l’Istituto Superiore di Sanità che mette a disposizione i suoi laboratori. L’idea è quella di prelevare dei campioni biologici di tumore in Uganda e trasferirli in Italia. Apro cosi il protocollo burocratico che si preannuncia complesso e pieno di burocrazia  e tasse.

Inoltre al Lacor (Uganda) i medici non hanno possibilità di comunicare, una confusione all’africana. Il Superiore Generale dei Comboniani mi prepara una lettera di appoggio come il Provinciale di Uganda. Anche fr. Elio Croce mi da una mano inviandomi foto di bambini colpiti e chiedendomi di fare qualcosa. Scopro inoltre che l’Africa non ha conoscenze scientifiche, non vi è ricerca e che i tumori non vengono neanche registrati, cosi i dati epidemiologici dell’OMS sono enormemente sottostimati. Scopro inoltre che il problema ratti è un grosso tabù, nessuno vuole parlarne, tantomeno i governi. Dopo mesi di burocrazia, di protocolli di ricerca e moduli mi arrendo all’Uganda, giro mezza Africa equatoriale per trovare qualcuno che avesse voglia di collaborare con me. Mozambico, Uganda Kampala, e mi fermo a Kinshasa grazie alla dott.ssa Chiara Castellani. Qui invio a mano il materiale occorrente al dott. Federic Dilu Tamba per i prelievi che mi regalano (157 euro).

Anche a Kinshasa non è facile, non esiste una sanità pubblica e la povera gente deve pagare e col COVID si sono impoveriti, i tumori ci sono ma non possono operarsi. Intanto continuo una ricerca sui ratti e pipistrelli vincendo l’indifferenza delle persone e tramite comboniani e sociologi congolesi e persone che vivono in villaggi del Congo, stilo un report che ti allego dove confermo quanto pensavo, che con i metodi di cottura dei topi ( prendo in esame diverse specie di topi da mezza Africa) il virus NON si inattiva e rimane pericoloso. Studio a fondo il comportamento di questi tumori e scopro anche che non sono solo odontogeni come l’OMS scrive, ma nascono anche dall’osso. Il loro comportamento è tipicamente virale. Non esiste ad oggi uno studio di questo tipo. Per fare i test il laboratorio di Kinshasa mi chiede 4.500 euro che trovo in un mese e mezzo, in parte amici, ma anche una azienda del dentale che crede in me e che vuole l’esclusiva della scoperta. L’associazione economia alternativa raccoglie le donazioni. Dal mio report è partita un’altra ricerca sociologica a  cura di congolesi ed insieme a loro abbiamo preparato un questionario in francese e inglese da distribuire nei villaggi (allego).

L’obiettivo della ricerca è trovare la causa dei tumori e pensare ad una terapia (che già ho in testa). Anche dal Pakistan mi hanno scritto, un ragazzo al suo quinto tumore e che chiede aiuto perché questi tumori recidivano in continuazione fino alla morte. Ho studiato anche la diffusione di questi tumori in Brasile, guarda caso diffusi nella parte povera del Nord Est. da tutto ciò che ti invio capirai l’importanza della ricerca e la difficoltà che ho avuto e che ho lavorando in Africa dove purtroppo i medici hanno bassissime competenze e non hanno strumenti.

 

Dott. Marco De Feo, il primo direttore dell’Ambulatorio odontoiatrico Renato Bresciani dell’ACSE.