Sono stati versati in questi anni fiumi d’inchiostro riguardo alle principali problematiche africane, tra le quali spiccano, oltre al tema della partecipazione alla vita democratica e alla lotta alla povertà, la mobilità umana, la crescita demografica, i cambiamenti climatici, unitamente alla recente crisi sociosanitaria innescata dal covid-19. Tuttavia, è bene chiarire che spesso la narrazione fornita dai media internazionali non risponde necessariamente alla percezione che gli africani hanno di se stessi, di quello che essi intendono essere e di quanto sta realmente avvenendo nel contesto geopolitico del continente.

È sufficiente dare un’occhiata ai dati che vengono pubblicati da Afrobarometer (“Afrobarometro”; https://www.afrobarometer.org) per comprendere che la situazione sociale, politica ed economica del continente africano è molto più complessa e articolata rispetto a quella che è solitamente l’intendimento dell’opinione pubblica nei Paesi occidentali. Ciò costituisce il problema cruciale per la reale cognizione di una geopolitica che si proponga veramente di contribuire in modo originale alla definizione degli interessi e degli obiettivi politici degli Stati africani, anziché essere solo meramente giustificativa, cioè strumento di propaganda di decisioni assunte per tutt’altri motivi e in ambiti diversi, che manipolano le opinioni pubbliche al fine di acquisirne il consenso.

Ecco per quale motivo un’istituzione come Afrobarometer diventa indispensabile nel perimetro circoscritto dalle nuove condizioni del mondo e dell’Africa in particolare. È fondamentale, infatti, che le leadership politiche, unitamente al vasto areopago dell’informazione acquisiscano una ragionevole capacità e consapevolezza di pensare lo spazio tenendo conto delle nuove condizioni determinate dal progresso tecnologico e dalla destrutturazione del sistema bipolare e dalla conseguente parcellizzazione dell’Africa in aree d’interesse. Tutto questo esercita un forte impatto sul modo di pensare degli africani, anni luce distante dall’immaginario europeo o nordamericano.

In questa prospettiva, Afrobarometer in quanto istituto di ricerca panafricano apartitico, conduce indagini, ripetute regolarmente, sull’atteggiamento del pubblico afro su democrazia, governance, economia e società in oltre 30 Paesi del continente (Algeria, Benin, Botswana, Burkina Faso, Burundi, Camerun, Cabo Verde, Costa d’Avorio, Egitto, Etiopia, Gabon, Ghana, Guinea, Kenya, Lesotho, Liberia, Madagascar, Malawi, Mali, Mauritius, Marocco, Mozambico, Namibia, Niger, Nigeria, São Tomé e Principe, Senegal, Sierra Leone, Sud Africa, Sud Sudan, Sudan, Swaziland, Tanzania, Togo, Tunisia, Uganda, Zambia e Zimbabwe). Si tratta della principale fonte mondiale di dati di alta qualità su ciò che pensano gli africani.

L’obiettivo di Afrobarometer è quello di fornire agli utenti una voce nel processo decisionale fornendo dati sull’opinione pubblica di alta qualità a responsabili politici, sostenitori delle politiche, organizzazioni della società civile, accademici, mezzi di informazione, donatori e investitori. Emblematica è la percezione registrata in riferimento alla questione migratoria che tanto preoccupa le cancellerie del vecchio continente. Secondo i dati raccolti da Afrobarometer, poco più di una persona su tre nel continente africano ha preso in considerazione la possibilità di emigrare. Di questi, solo il 27 per cento (circa una su quattro) pensa all’Europa come potenziale meta di destinazione, mentre il 36 per cento dichiara di voler restare in Africa. D’altronde anche nell’ottica di un aumento della mobilità dalla sponda africana, le stime delle Nazioni Unite non supportano l’aspettativa di un aumento esponenziale dei flussi migratori verso le coste europee, contrariamente a quanto spesso suggerito nel dibattito pubblico italiano ed europeo.

Dunque, lo scopo principale di Afrobarometer, come afferma Emmanuel Gyimah-Boadi co-fondatore e direttore esecutivo dell’istituto con sede in Ghana «è quello di dare voce agli africani comuni» per «permettere che la gente abbia voce in capitolo nei processi politici e nei dibattiti politici che ribollono in tutto il continente». Ma come egli stesso rileva far sentire quelle voci richiede «l’abbattimento delle barriere». I sondaggi fanno parte dell’esistenza quotidiana, anche se i sondaggi di opinione sono ancora relativamente nuovi sulla scena politica africana. E le élite politiche africane, precisa Gyimah-Boadi: «Sono state lente ad accoglierli, spesso perché i risultati del sondaggio sfidano le affermazioni dei leader di “parlare a nome della loro gente”».

Attualmente, Afrobarometer, in quanto strumento d’indagine qualificata, copre 21 argomenti di grande interesse nel dibattito a livello continentale: conflitto e criminalità, democrazia, elezioni, parità di genere, governance, identità, macroeconomia e mercati, partecipazione politica, povertà, servizi pubblici, capitale sociale, tolleranza, accesso alla giustizia, cittadinanza, Cina, approvvigionamento energetico e panafricanismo/regionalismo. Dunque, la lettura dei dati è estremamente importante anche in riferimento all’emergenza pandemica del covid-19 tuttora in corso.

Da una recentissima indagine pubblicata sul sito online di Afrobarometer si evince che «a livello continentale, in termini generali, i cittadini identificano la salute come il secondo problema nazionale più importante che desiderano che i loro governi affrontino». Mentre le esperienze variano ampiamente da Paese a Paese, tra coloro che hanno avuto contatti con una struttura sanitaria pubblica nel corso del 2019, dunque prima che il coronavirus si manifestasse, «quasi la metà degli intervistati ha affermato che è stato difficile ottenere cure. Quattro su dieci hanno affermato di aver subito lunghe attese o di non aver mai ricevuto assistenza; e circa uno su otto ha riferito di aver dovuto pagare una tangente per ottenere le cure di cui aveva bisogno».

Si tratta di informazioni importanti che danno la misura di quanto la salute, in molti casi, non sia assolutamente percepito come diritto e il welfare sia per molti cittadini africani una sorta di miraggio.

Afrobarometer è certamente un’iniziativa perspicace nata nel 1999 che ha goduto in questi anni di finanziamenti da numerose organizzazioni e istituzioni estere, riuscendo comunque a mantenere la propria indipendenza. Sebbene l’opinione dei cittadini, nella fattispecie quelli africani, non sia, in senso stretto, un giudizio fondato su conoscenze approfondite, è evidente, studiando i dati forniti dall’Afrobarometer, che sta sempre più crescendo il senso di cittadinanza e l’ideale democratico. Basti pensare che da una ricerca dello scorso anno risulta che il 78 per cento degli intervistati rigetta l’idea di una dittatura presidenziale, il 74 per cento quella del regime fondato sul partito unico e il 72 per cento della dittatura militare.

Nonostante la globalizzazione e le difficoltà legate ai processi di riforma economica, i leoni africani continuano a correre come gazzelle lungo i sentieri della libertà e della partecipazione.

di Giulio Albanese