La lotta alla fame nel mondo sta subendo una battuta d’arresto. L’allarme arriva dalla sedicesima edizione 2021 del Global Hunger Index (GHI), uno dei principali rapporti internazionali per la misurazione della fame nel mondo presentato dalla Fondazione Cesvi.

Erano anni che l’indice della fame nel mondo segnava un calo. Con il 2020, però la percentuale di popolazione denutrita è tornata a salire, allontanando così l’obiettivo “Fame Zero” fissato dalle Nazioni Unite per il 2030.

L’indice della fame si basa su 3 indicatori: l’insufficiente assunzione calorica, riferita sia a bambini sia adulti; la sottonutrizione infantile, che registra il deperimento e l’arresto della crescita; la mortalità infantile. In base a questo sono stati individuati 155 milioni di persone in stato di insicurezza alimentare acuta, 20 milioni in più rispetto al 2019. Un incremento causato da tre fattori: i conflitti armati, il cambiamento climatico e la pandemia.

I Paesi dove la situazione è più critica

La Somalia è il Paese con le condizioni più critiche, registrando un livello di fame “estremamente allarmante”. I Paesi con l’indice Ghi “allarmante”, invece, sono: Repubblica centrafricana, Repubblica democratica del Congo, Yemen, Burundi, Comore, Siria, Sud Sudan e Madagascar.

L’Asia meridionale è l’altra regione del mondo con livelli alti di fame, ma secondo i dati Cesvi l’Africa rimane il continente più problematico in cui si prevede un aumento delle persone denutrite da qui al 2030. Saranno 47 i Paesi che non riusciranno a raggiungere un livello basso di fame entro il 2020, 28 di questi si trovano in Africa subsahariana.

È evidente come la lotta alla fame stia andando pericolosamente fuori strada”, ha denunciato Gloria Zavatta, presidente della Fondazione Cesvi. “È urgente spezzare il circolo vizioso con cui fame e conflitto si alimentano l’un l’altro, perché senza pace difficilmente potremo eliminare la fame nel mondo e senza sicurezza alimentare non potrà esserci pace duratura”.

Con la pandemia 30 milioni in più di persone denutrite

“Una recente proiezione della FAO ha evidenziato come, per effetto della pandemia, nel 2030 ci saranno 657 milioni di persone denutrite – ha affermato Maurizio Martina, vicedirettore generale della FAO – l’8% della popolazione mondiale, 30 milioni di persone in più rispetto a un mondo senza pandemia”.

Maurizio Martina rimarca come l’obiettivo “Fame Zero” per il 2030 si stia allontanato, anche se raggiungerlo non è impossibile: “Sono necessari dai 40 ai 50 miliardi di dollari all’anno di investimenti mirati. Serve una mobilitazione straordinaria di risorse economiche. Otto anni sono veramente pochi ma dobbiamo provarci”.