La Giornata mondiale dell’Africa è un appuntamento annuale che si celebra nell’anniversario della costituzione dell’Organizzazione dell’Unità Africana. Ai microfoni di Vatican News, l’africanista Giulio Albanese, fa un quadro della condizione in cui il continente oggi si trova a vivere, tra conflitti, pandemia e povertà. Ma ricorda anche le sue molteplici ricchezze culturali e le potenzialità se solo fosse sostenuto nella sua volontà di sviluppo

Un continente in recessione con infinite potenzialità

In vista della Pentecoste di quest’anno, i vescovi del SECAM, Simposio delle Conferenze episcopali dell’Africa e del Madagascar, in un messaggio hanno espresso la loro preoccupazione per la pandemia che si è diffusa anche nel loro continente, per i violenti conflitti in corso e per il forte indice di indigenza, rivolgendo un forte appello ai fedeli alla carità e alla preghiera.

L’intervista

Questo continente sta attraversando una penosa congiuntura, anzitutto direi, per l’impennata della conflittualità tra gli Stati, dalla Somalia alla Repubblica Democratica del Congo, dalla Nigeria settentrionale alla recente crisi del Tigrai. Diciamo che la lista è lunga, e poi cosa dire dei pesanti condizionamenti derivati dalla crisi libica con la costante penetrazione di cellule jihadiste verso il meridione, quindi verso l’Africa subsahariana. Se a questo aggiungiamo la crisi economica scatenata dal Covid-19, che ha innescato meccanismi recessivi senza precedenti, unitamente a quello che è l’accanimento della speculazione finanziaria internazionale e la debolezza del sistema sanitario continentale, per non parlare poi dei cambiamenti climatici, il tanto declamato Rinascimento africano, a mio avviso, in questo frangente sembra essere svanito in una bolla di sapone.

Cosa fare per garantire la pace

Non dimentichiamo che la prima cosa da fare oggi per garantire la pace nel continente è assicurare la sicurezza alimentare e poi la partecipazione democratica di tutti coloro che, all’interno dei Paesi, sono chiamati ad esercitare il diritto di voto. Noi sappiamo che in Africa questo è un altro grosso problema, perché quando ci sono le consultazioni, in molti Paesi molto spesso si verificano brogli. C’è tuttavia una società civile che sta maturando ed è composta da una galassia di associazioni, movimenti e gruppi, anche realtà ecclesiali cristiane, che si stanno impegnando nell’ affermare il diritto di cittadinanza e io credo che la società civile, nelle sue molteplici articolazioni, costituisca davvero il vivaio di quelle che saranno le future classi dirigenti. Credo che questa è una scommessa che va fatta e su cui bisogna puntare.

C’è qualcosa che ci apra anche al bello dell’Africa?

Io credo che la sfida sia innanzitutto e soprattutto culturale. Cioè, dobbiamo metterci in testa che certi luoghi comuni che appartengono al nostro immaginario, vanno davvero demoliti. Per esempio, l’Africa non è assolutamente povera come spesso si pensa. Semmai è impoverita, ma questa è un’altra cosa. L’Africa non chiede la nostra beneficenza, chiede il riconoscimento della propria dignità. Questo continente, se fosse davvero rispettato, non si manifesterebbe come una sorta di terra di conquista da parte soprattutto di organizzazioni, imprese e aziende straniere multinazionali. L’Africa ha bisogno davvero di una cooperazione perspicace, intelligente perché poi, se andiamo a vedere i dati dell’UNCTAD, il paradosso è proprio questo: che sono molti di più i soldi che gli africani nel loro complesso, le Nazioni africane, danno alle Nazioni ricche e industrializzate, rispetto a quelli che noi presumiamo di dare loro. E questo perchè c’è un’attività fortemente speculativa proprio sulle ricchezze naturali del continente. Un altro aspetto molto importante è la questione del debito. Nel momento in cui vengono prestati dei denari ai Paesi africani, noi assistiamo a quel fenomeno che viene definito in gergo ‘finanziarizzazione’ del debito. In sostanza significa che il pagamento degli interessi è legato alle speculazioni in borsa, si tratta di un sistema vessatorio perché è dimostrato matematicamente che se il debito viene finanziarizzato, chi riceve i soldi, il benificiario, non sarà mai poi nelle condizioni di poter restituire, rispettando la tabella di marcia, quello che ha ricevuto. Qui faccio in particolare riferimento al meccanismo degli interessi. Allora c’è qualcosa di sistemico che non va, che impedisce il tanto agognato sviluppo.

La pandemia ha colpito anche l’Africa. Adesso la questione aperta è quella dei vaccini.

Questo è importantissimo, anche perché il sistema sanitario continentale lascia molto a desiderare. Certamente in questo ultimo anno e mezzo sono stati fatti molti sforzi non solo per monitorare la pandemia, ma anche per dare delle risposte. Ciò non toglie che il cammino sia ancora lungo, anche perché l’Africa è grande e soprattutto le zone rurali spesso sono isolate dal resto del mondo. Oggi in Africa c’è penuria di vaccini ed è necessario il coinvolgimento del consesso delle Nazioni per migliorare la situazione. L’Africa ha davvero bisogno di solidarietà dal punto di vista della salute, perché è il continente nel mondo in cui c’è la maggior circolazione di fake medical cioè di farmaci contraffatti che invece di guarire le persone, in molti casi addirittura possono determinarne la morte. Dobbiamo capire che abbiamo un destino comune e credo che questa sia la grande lezione che ci viene impartita da questa pandemia. Finchè ci sarà penuria di vaccini nelle periferie del mondo, in particolare in Africa, il rischio di nuove varianti e dunque che la diffusione del virus continui, è quasi scontato.