La Pontificia Università Gregoriana ospita il primo appuntamento di un corso su “Europa ferita” con un focus sulla guerra e i flussi migratori. La solidarietà che sta ricevendo il popolo di Kiev “è reale e abbatte luoghi comuni” dice Chiara Cardoletti, rappresentante Unhcr per Italia, Santa Sede e San Marino, e ripete quanto importante sia avere la stessa reazione per gli altri 84 milioni di rifugiati vittime di guerre e povertà in altre parti del mondo

“La guerra in Ucraina ha causato la crescita, nel mondo, di rifugiati da 84 milioni a 90“. “Certamente non è facile gestire un flusso di questo tipo e non è facile mantenere la solidarietà, ma l’Europa in questo ha dato un buon esempio”. Parte da questo presupposto Chiara Cardoletti, rappresentante per l’Italia, la Santa Sede e San Marino dell’Unhcr, per rispondere all’impatto del disastro ucraino sull’andamento dei flussi migratori. “Le migrazioni e l’Europa alla luce della guerra in Ucraina”, infatti, è il tema del primo incontro del corso di formazione: “Europa ferita”, che si svolge nel pomeriggio presso l’Aula Magna della Pontificia Università Gregoriana, e che vede la Cardoletti insieme a padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, tra gli ospiti.

La solidarietà vale per tutti allo stesso modo

La rappresentante dell’Unhcr evidenzia, alla luce del flusso migratorio che arriva dall’Ucraina, la risposta positiva dei “governi, delle popolazioni, dei volontari e del settore privato”. Negli ultimi 10 anni, ci spiega, l’emergenza ucraina è quella per cui abbiamo visto più solidarietà. “Ma la solidarietà  – precisa – deve essere per tutti: per tutti quelli che fuggono dalle guerre. Non solamente le guerre che sono vicine a noi e in cui ci immedesimiamo perché viene spontaneo pensare che poteva succedere a noi. Dobbiamo, invece, renderci conto che gli altri 84 milioni di persone che fuggono dallo Yemen, che fuggono dall’Afghanistan, o dal Venezuela, e da tantissimi altri Paesi, hanno lo stesso diritto di essere accolti, e nello stesso modo”.